Tempo:
flusso interno del pensiero
modalità razionale:
intendere la realtà.
Razionale è il prodotto
di una ratio:
uomo tra uomo.
Tacciono, gli indifferenti
lenti tra le piante
tra le siepi
o giardini
al sole ben caldo di un altra
estate.
Io, per me, ascolto
il gioco dell'onda:
nell'attimo in cui
l'onda si ritira
il mare sembra
fermarsi...
ed è questo l'attimo in cui
riposano i sensi.
Allora il fragore risveglia l'udito,
la bianca schiuma riacutizza la vista
l'agitazione del mare rianima
l'inquietudine dello spirito
fino all'onda successiva
che infrange.
Sono questi i silenzi in cui le cose
s'abbandonano,dove i sensi
navigano quieti sulla terra.
Poi l'onda esplode diffondendo
l'odore delle eternità
e ogni ombra umana si allontana.
si ritorna alla sperata sera
alla solinga casa
al tuo moto
che di mare agitato
mi riporta la mente.
Felicità raggiunta,
se giungi sulle invase anime,
il tuo mattino è dolce e turbatore
come l'afa
come il sale
e nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le onde.
con te il mio cielo era d'incanto, seta il tempo
ma nero l'avvenire, tutto rosso ormai,
il cuore avevo sepolto nella
parola allegoria
sono, le tue parole che masticano,
che nell'aria disperdono crudelmente
il mio plasma
la mia testa
la mia carne
Con irresistibile impeto
la bolla si rompe
gemendo in preghiera
<<<non finisce così questo nostro gioco?>>
è grottesco il modo in cui divido il tuo lamento!
veder le nostre carni a brandelli..
sentivo come nausea fra i denti,
dei leoni le mascelle, avvezze
un tempo a divorarmi.
all'alba del mio tugurio
ho visto il terrore,
rientra nel
mio
cuore,
a triboli il tormento.
Maledico la notte
il giorno
le ore
il tempo
che tra piaceri effimeri
han concepito la nostra
espiazione!
Userò lo strumento della tua perfidia
-natura-
farò sprizzare il male che mi opprime
fino ad essiccare i tuoi i verdi prati
con i miei soli passi.
Se son ora, gravida di serpi
di paure
di sguardi atterriti di chi voglio amare
nascerà urlando, questa disperazione.
solo questo nella pelle
niente di più.
Tutto ha cambiato
di questa casa il demone.
Ma niente, nella mia melanconia,
s'è mutato: divani, quadri, diari,libri,
tutto m'è traslato,
sono piramidi i ricordi che amo che m'uccidono.
il demone l'ha violati
senza orrore, tripudio, pietà.
Nella sera il vento d'inverno
forte batteva,
contra l'antica
porta, che di sangue sente
ancora lo scorrere;
I disperati tesorieri
che con veemenza battevano
forte i pugni...
Nell'oblio mi bagno
Ma il ricordo non s'allontana.
Più forte l'eco tra le piramidi
RiSuoNa
il tuo cielo sarà triste e bello come immenso banchetto.
il tuo spettro trionfale
oscura le candele
sulle macerie dei ricordi
si affannavano pianoforti
nella casa romita
e occhi dolci odiavano
la nullità immensa e nera.
profumi di viole filtravano
i tuoi vetri d'oriente
e un odore acre di tempo
invade
ora, la tua via.
non hai ancora, tu, la consapevolezza
della non eternità
e parole rosee
fluiscono da membra
che il tempo non ha risparmiato.
delle tue vesti senza date,
delle tue urla
delle tue lacrime
delle tue risa mute...
i ricordi , ora, si muovono inebrianti
nell'aria,gli occhi si chiudono;ebrezza
l'essenza si affanna vivace,
si trascina in un vortice oscuro,
dove s'apre un secolare abisso.
regina, dea, di ogni mio stare
in te son niente io
ma lontano da te muoio.
Ho urlato e pianto
come un donna
che stesse dando
alla luce un figlio.
Ma nel senso opposto:
"Come se questo figlio,
l'avessi tolto dalla luce
per
restituirlo al buio".
Un urlo
in qualche modo materno;
Ma di una madre a cui
il figlio, non ha chiesto
di nascere, ma di morire.
Non è una funerea sensazione
materna più tosto, affettuosa
come di chi accoglie
una preghiera,
e
vorrebbe esaudirla.
Stagione a rischio
Quando i fiori sbocciano
Senza uno straccio di foglia
E il gelo li sorprende
E cadono
E per ricordarli
Strappiamo altri fiori
Che marciscono
senza poter dare frutti.
*
E se per ricordarli
Ci strappassimo gli occhi
e li mettessimo li,per terra,
e di li vedere chi è che passa
e chi è che che ride
e chi è che piange?
*
Città a rischio Bologna,
Incrocio senza
uno straccio di semaforo:
Passa per primo
chi ha il carro armato
I più forti sono quelli di carta,
vulnerabili solo all'acqua
Ma questa primavera è secca a
Bologna.
Nell’illogicità del pensiero
Prendono le onde della mente.
Nelle vie più travagliate
Si nascondono le immagini
Più splendide.
Ma nella confusione
Il bello
prende la sua
Forma ideale.
Le immagini son nitide:
Fantasmi volano sul mio
CRANIO.
D’un infinito tempo riemerge
Lo scrollante frastuono
Di parole soffiate al vento.
Vorrei ritrovare tra queste mura
Quanto da me dimenticato
E ammirarmi senza gioia
O presunzione…
Evaporare.
Gioire senza il nulla.
Ora so, che il tempo è qualcosa
D’immateriale che gravita
Su di noi.
Una materia immateriale,
Il peggio che poteva
toccarci.